FireEye – Perché la maggior parte delle soluzioni di sicurezza non bastano? FireEye: una protezione unificata contro gli attacchi informatici

(Fonte Mandiant 2014, report M-Trends):

il 67% delle vittime ha appreso di aver subito un attacco da una terza parte

il 100% delle vittime disponeva di firme antivirus aggiornate

il 46% dei sistemi compromessi non era infettato da malware

 

Avere la percezione del rischio è la consapevolezza di essere esposti sempre più concretamente e sempre più frequentemente all’attacco di malware e si tramuta sostanzialmente nella paura di perdere l’intero patrimonio di dati aziendali indispensabili alla propria attività, nella paura di rimanere bloccati nella produzione e nella vendita, con la conseguenza di rilevanti perdite economiche e ripercussioni pesanti sul fronte del business e imbarazzanti per la reputazione e la credibilità del brand.

La sicurezza non è solo un problema di IT ma è una minaccia globale che interessa l’azienda nella sua interezza.

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FireEye protegge i dati aziendali dedicando il 100% delle proprie risorse al rilevamento, all’analisi e alla risoluzione delle minacce odierne, coprendo la percentuale che manca alla sicurezza totale, proprio dove agiscono i cryptolocker.

Le soluzioni FireEye consolidano la prevenzione delle minacce avanzate con la sicurezza tradizionale per ottimizzare la spesa, ridurre i falsi positivi e abilitare efficienze operative attraverso il consolidamento.

 

La forza dell’azienda americana sta, spiega DeWalt (amministratore delegato di FireEye), in una piattaforma automatica di sicurezza virtuale in grado di analizzare e fronteggiare in tempo reale minacce e cyber attacchi via web, email o file grazie al lavoro di una molteplicità di server messi in rete fra loro e posti a monte dei network aziendali. Una prevenzione, piuttosto che un intervento ex post come è il caso degli strumenti di difesa tradizionali.

FireEye ha inventato una piattaforma di sicurezza basata su una macchina virtuale che fornisce protezione in tempo reale contro la nuova generazione di cyber attacchi, quelli capaci di aggirare i sistemi di difesa tradizionali. È presente in più di 65 Paesi e nel 2014 ha acquisito Mandiant, colosso della cybersicurezza Usa che per anni ha lavorato a fianco del Fbi. Oggi FireEye ha altri numeri importanti sul curriculum: ha risposto a più di 100 tentativi d’attacco, scoperto 22 Zero Day attacchi e più di 1 milione di nuovi malware. Oggi lavora su quella che per gli addetti ai lavori si chiama “Adaptive Defence” (difesa adattiva), ossia la prevenzione e la difesa da attacchi targettizzati. “Vediamo tantissimi attacchi creati in un’unica versione pensata appositamente per attaccare una singola azienda o ente governativo”, precisa Riboli (vice presidente Southern Region di FireEye)

Lavorare sulla prevenzione significa anche “farsi trovare pronti” in ogni momento perché a volte gli attacchi vengono scoperti troppo tardi quando ormai si può fare molto poco. “In media parliamo di 205 giorni”, dice Riboli spiegando in tutto questo tempo l’hacker ha la possibilità, indisturbato, anche di trasformarsi in un clone di un qualsiasi dipendente e agire indisturbato. “La cosa più grave è che il 100% delle aziende vittime aveva installato un firewall o un antivirus aggiornato e che nel 67% dei casi si scopre di essere stati attaccati perché viene segnalata un’anomalia dall’esterno. In pratica l’azienda-vittima da sola non è in grado di accorgersene”.

Dallo sbarco in Italia FireEye si è trovata a dover affrontare una situazione complessa in cui la consapevolezza dei rischi era in molti casi assente. I primi risultati però sono arrivati presto: “ll settore che più di tutti ha risposto positivamente è la Pubblica amministrazione (che è stato il nostro primo cliente in Italia), in particolare i ministeri. Poi c’è tutto il mondo del finance, dove le informazioni strategiche hanno tutte un valore economico”, precisa Riboli.


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